Con il decreto attuativo dell’8 agosto 2025, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dato il via libera alla tanto attesa IRES premiale 2025. Si tratta di una misura inserita nella Legge di Bilancio 2025 che, almeno sulla carta, rappresenta una vera rivoluzione: non un credito d’imposta, non una super-deduzione, ma una riduzione diretta dell’aliquota IRES dal 24% al 20%.
In altre parole, per le società che rispettano determinate condizioni, il vantaggio non passa più da calcoli complessi di detrazioni o crediti utilizzabili negli anni successivi: si paga meno imposta subito. Un beneficio immediato e tangibile, se confrontato con gli incentivi 4.0 e 5.0.
Chi può accedere
La norma è pensata per i soggetti IRES: società di capitali (incluse le cooperative), enti commerciali, enti non commerciali limitatamente alle attività d’impresa e imprese estere con stabile organizzazione in Italia.
Interessante la precisazione sugli intermediari finanziari: anche loro potranno accedere, con un’aliquota che diventa 23,5% grazie alla riduzione di 4 punti, pur tenendo conto dell’addizionale specifica pari al 3,5%.
Chi resta fuori
Restano escluse dall’IRES premiale 2025 le società in liquidazione, quelle soggette a procedure concorsuali, e le imprese che determinano il reddito con regimi forfetari (es. alcune società agricole o non operative).
Requisiti di accesso all’IRES Premiale 2025
Per accedere alla riduzione al 20% occorre rispettare tre condizioni cumulative:
1. Accantonamento dell’utile 2024
Almeno l’80% dell’utile 2024 deve essere accantonato a riserva, con massimo il 20% distribuibile ai soci. L’utile rimane disponibile civilisticamente (copertura perdite, aumento gratuito di capitale, riporti a nuovo).
1.2 chiarimenti sull’apposita riserva
Un aspetto di particolare rilievo riguarda la nozione di utile accantonato a riserva. Sul punto, il decreto ministeriale dell’8 agosto 2024 ha fornito un’interpretazione che può definirsi auspicata, poiché chiarisce un tema che – al momento della redazione e approvazione dei bilanci (in genere al 30 aprile o al 30 giugno) – non era ancora normativamente definito.
Il decreto, infatti, ha precisato che si considera accantonato ad apposita riserva tutto l’utile dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2024 destinato a finalità diverse dalla distribuzione ai soci in sede di approvazione del bilancio. In tale nozione rientra anche l’utilizzo dell’utile per la copertura di perdite di esercizio, ipotesi che altrimenti avrebbe potuto essere interpretata come “consumo” e non come accantonamento.
È stato inoltre chiarito che, ai fini della disciplina, si considerano distribuiti ai soci anche gli eventuali acconti sui dividendi ex art. 2433-bis c.c. deliberati nel corso dello stesso esercizio.👉
2. Investimento minimo in beni rilevanti
La seconda condizione riguarda gli investimenti. L’impresa deve destinare una quota di risorse in beni qualificati “rilevanti” (beni 4.0 e 5.0) per un importo non inferiore al maggiore tra:
- il 30% dell’utile 2024 accantonato,
- il 24% dell’utile 2023,
- oppure €20.000, che rappresenta la soglia minima assoluta.
➡️ Esempio pratico
- Utile 2024 = €200.000, di cui €40.000 distribuiti e €160.000 accantonati;
- Utile 2023 = €120.000.
Calcoli:
- 30% di €160.000 = €48.000
- 24% di €120.000 = €28.800
- soglia minima = €20.000
Il valore più alto è €48.000, quindi questo sarà l’investimento minimo richiesto.
👉 L’impresa che non raggiunge questa soglia di investimenti perde l’agevolazione, anche se ha rispettato gli altri requisiti.
3. Requisiti occupazionali per l’IRES Premiale 2025
L’impresa deve mantenere il livello occupazionale medio del triennio 2022-2024, aumentare almeno dell’1% i lavoratori a tempo indeterminato (o assumere un dipendente in più), e non ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni nel 2025.
Investimenti rilevanti ammessi
Rientrano nell’agevolazione:
- beni strumentali nuovi Industria 4.0 (materiali e immateriali, interconnessi e tecnologici);
- beni Transizione 5.0 in grado di ridurre i consumi energetici.
Esclusi i costi di formazione del personale.
Interconnessione
Per l’IRES premiale 2025 l’interconnessione deve permanere oltre la metà del quinquennio di sorveglianza. Può avvenire anche successivamente all’acquisto, purché i beni abbiano già i requisiti tecnici.
Coordinamento con altri regimi
Il Concordato Preventivo Biennale non è un ostacolo. La flat tax incrementale si applica solo alla parte imponibile soggetta a IRES.
Casi particolari: trasparenza fiscale
Nel regime di “grande trasparenza” (art. 115 TUIR) l’agevolazione si trasferisce ai soci. Nel regime di “piccola trasparenza” (art. 116 TUIR) invece non si applica, poiché riguarda solo IRPEF.
Tempistiche degli investimenti
Gli investimenti validi sono quelli effettuati dal 1° gennaio 2025 al 31 ottobre 2026. Vale il principio di competenza. Per beni in leasing conta la consegna al locatario o il collaudo.
IRES Premiale 2025: Investimenti sostitutivi
La cessione o dismissione di un bene non fa decadere il beneficio se sostituito da un bene con caratteristiche tecnologiche equivalenti o superiori, certificato da perizia.
CIG e mantenimento occupazionale
Il divieto di ricorrere alla CIG sottolinea l’obiettivo della misura: patrimonializzazione, investimenti e occupazione stabile.
IRES Premiale 2025: Cumulo con altri incentivi
L’IRES premiale 2025 è cumulabile con:
- crediti d’imposta 4.0 e 5.0;
- super-deduzione per nuove assunzioni;
- altri strumenti agevolativi compatibili, evitando sovracompensazione.
Conclusioni sull’IRES Premiale 2025
L’IRES premiale 2025 lega il vantaggio fiscale a tre pilastri: accantonamento utili, investimenti tecnologici e occupazione stabile. Un incentivo che si distingue dai crediti d’imposta tradizionali e che può rafforzare la crescita delle imprese italiane.
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