Holding e abuso del diritto: le nuove linee guida chiariscono che l’accumulo di utili non è illecito

È bene fare il punto sulla questione dell’Accumulo utili holding. Negli ultimi anni la creazione di holding di famiglia è diventata una prassi sempre più diffusa: uno strumento di organizzazione patrimoniale, governance e pianificazione fiscale che, se ben progettato, rappresenta una leva di efficienza e protezione.

Tuttavia, la stessa diffusione di queste strutture ha attirato l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria, che in più occasioni ha ipotizzato la configurabilità di abuso del diritto ai sensi dell’art. 10-bis dello Statuto del contribuente (L. 212/2000).

Per garantire una maggiore uniformità interpretativa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), con l’atto di indirizzo del 27 febbraio 2025, ha definito nuove linee guida in materia di abuso del diritto, stabilendo criteri comuni per la valutazione delle operazioni.

Tra i diversi ambiti trattati, uno dei più discussi riguarda proprio l’utilizzo e la gestione delle società holding, specie nei casi in cui queste accumulano utili senza distribuirli ai soci persone fisiche.


Quando una holding può essere considerata “abusiva”

Secondo le nuove linee di indirizzo, l’abuso del diritto non deriva dal semplice utilizzo di una struttura legittima come la holding, bensì dal suo impiego artificioso per ottenere un vantaggio fiscale indebito, in assenza di reali motivazioni economiche.

Tre sono, in linea generale, le operazioni ricorrenti oggetto di attenzione:

  • la cessione di partecipazioni rivalutate a una holding partecipata dagli stessi soci cedenti (c.d. cash buy-out);
  • la creazione di personal holding attraverso conferimenti congiunti seguiti da una scissione asimmetrica;
  • l’accumulo sistematico di dividendi nella holding senza successiva distribuzione ai soci.

Le prime due ipotesi possono essere potenzialmente elusive, in quanto la sequenza rivalutazione-cessione o la scissione asimmetrica possono ridurre artificialmente la tassazione.
Ben diverso, però, è il caso della mera detenzione di liquidità nella holding, derivante da dividendi incassati dalle partecipate: il MEF chiarisce che questa condotta non configura abuso del diritto.


Accumulo di utili e abuso del diritto: il chiarimento definitivo

Molte imprese familiari adottano il modello “operativa–holding”, centralizzando gli utili nella holding, che sconta un’imposizione effettiva minima (1,2%) sui dividendi provenienti da società controllate.
L’eventuale tassazione del 26% avviene solo al momento della distribuzione ai soci persone fisiche.

Secondo orientamenti passati, questo differimento poteva essere letto come un “vantaggio fiscale indebito”. Tuttavia, le nuove linee guida del MEF smentiscono tale interpretazione:
➡️ il differimento dell’imposizione non integra abuso del diritto, salvo che si tratti di un rinvio sine die privo di giustificazioni economiche.


Motivazioni legittime dell’accumulo di utili nella holding

Non è abusivo parcheggiare gli utili nella holding se questa scelta risponde a ragioni gestionali o patrimoniali:

  • finanziare futuri investimenti;
  • mantenere risorse centralizzate per operazioni straordinarie o acquisizioni;
  • preservare la stabilità finanziaria del gruppo;
  • pianificare in modo ordinato il passaggio generazionale.

In tutti questi casi, il risparmio fiscale è una conseguenza fisiologica, non la causa principale.

La distinzione tra pianificazione fiscale e abuso del diritto

Il confine resta quello tracciato dall’art. 10-bis dello Statuto del contribuente:

  1. deve esserci un vantaggio fiscale indebito;
  2. tale vantaggio deve derivare da operazioni prive di sostanza economica;
  3. il risparmio deve essere l’effetto essenziale del comportamento del contribuente.

Quando la holding ha una funzione effettiva – di coordinamento, investimento o pianificazione patrimoniale – non si può parlare di abuso, anche se comporta un differimento della tassazione.

Questo approccio è coerente anche con i principi dell’OCSE e della Commissione Europea sulla pianificazione fiscale aggressiva.


Accumulo utili holding: Un approccio coerente con la realtà delle imprese familiari

L’atto di indirizzo del 2025 riporta equilibrio nella materia: la holding di famiglia non è un veicolo “sospetto” di per sé, ma uno strumento legittimo di pianificazione, il cui utilizzo va valutato nel contesto complessivo dell’operazione.

L’Amministrazione Finanziaria sposta così il focus dalla forma alla sostanza, premiando la trasparenza e coerenza economica delle scelte imprenditoriali.
Un segnale importante per i gruppi familiari che desiderano rafforzare governance e protezione patrimoniale, senza temere automatismi interpretativi.


Conclusioni e consulenza professionale

Alla luce delle nuove linee guida, si può affermare con chiarezza che l’Accumulo utili holding non è di per sé abusivo, purché la scelta di non distribuire i dividendi sia giustificata da motivazioni economiche reali e non da un mero intento elusivo.

La vera distinzione, oggi, è tra chi utilizza la holding come strumento di pianificazione consapevole e chi la piega a finalità elusive.

Per approfondire la corretta gestione della tua holding di famiglia, pianificare successioni o verificare eventuali rischi fiscali, 👉 richiedi una consulenza con il Dott. Antonio Pisapia.


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